MOBILITA’: L’AMMINISTRAZIONE RISPONDE ALLA UIL FP VVF – I FATTI CONFERMANO CHE AVEVAMO RAGIONE NEL CHIEDERE REGOLE CERTE

L’Amministrazione ha risposto alla nostra nota sulla mobilità, come da allegato e siamo ancora più convinti che la carenza di organico non può essere un numero deciso discrezionalmente.

Servono criteri oggettivi, trasparenti e uguali per tutti, in ogni ruolo e per ogni procedura di mobilità. La posizione sostenuta dalla UIL FP Vigili del Fuoco non nasce oggi, è una linea sindacale precisa, coerente e portata avanti da mesi; prima di discutere quanti posti destinare alla mobilità, occorre stabilire come si calcola la carenza di personale.

È questo il nodo che abbiamo individuato fin dall’inizio e che continua a riproporsi in occasione di ogni mobilità, con conseguenze concrete per i lavoratori.

Già il 12 febbraio 2026 avevamo chiesto all’Amministrazione di rendere noti, per ogni sede, la dotazione organica, il personale effettivamente in servizio, i posti vacanti, la carenza numerica e percentuale e, soprattutto, il criterio tecnico utilizzato per determinare le disponibilità.

Il 24 giugno siamo tornati sul punto, spiegando perché la UIL FP VVF non avesse sottoscritto un accordo privo di un impegno formale alla definizione condivisa dei criteri di calcolo delle carenze.

Di fronte alle criticità che emergono anche nella mobilità del personale del ruolo degli Operatori e Assistenti, la nostra posizione mostra ancora una volta tutta la sua rilevanza.

Il problema è sempre lo stesso! Se non esistono criteri preventivamente definiti e condivisi per individuare la carenza, il risultato delle procedure di mobilità rischia di dipendere da parametri stabiliti dall’Amministrazione senza un quadro di riferimento trasparente e condiviso con il Sindacato.

Nel caso del personale operatore, il limite del 30% utilizzato per contenere le uscite dalle sedi pone esattamente questa questione.

Qual è il fondamento tecnico di quella soglia? Quali dati ne giustificano l’applicazione? Perché proprio il 30% e non una percentuale diversa? Quali elementi consentono di verificare
che il limite sia coerente con le reali esigenze di servizio delle singole sedi? Per quale motivo l’Amministrazione non ha coinvolto le OO.SS. per discutere di tale parametro nell’ambito di un procedimento negoziale? Sono domande legittime, alle quali occorre rispondere con dati e motivazioni verificabili.

Non vogliamo mettere in discussione la necessità di garantire la continuità del servizio e il funzionamento degli uffici, ma proprio per questo occorrono criteri capaci di contemperare queste necessità con il diritto del personale a una mobilità equa.

È proprio su quest’ultimo passaggio che la UIL FP VVF ha chiesto da tempo di aprire un confronto serio.

E la questione non riguarda soltanto gli Operatori e Assistenti, investe l’intero sistema delle mobilità del Corpo Nazionale, dai ruoli operativi a quelli tecnico-professionali, dalle qualifiche iniziali a quelle superiori, fino alle diverse specializzazioni. Cambiano le funzioni, cambiano le esigenze organizzative, ma non può cambiare il principio fondamentale, ovvero quello delle regole chiare prima e non quello delle spiegazioni dopo le contestazioni.

Quando manca una metodologia condivisa, le conseguenze si propagano da una procedura all’altra.

Si determinano disponibilità, si autorizzano trasferimenti, si individuano soglie e si condizionano le possibilità di rientro dei colleghi senza che sia sempre possibile ricostruire il percorso che ha condotto a quelle scelte. È così che un problema tecnico diventa un problema di equità, di fiducia e di corrette relazioni sindacali.

La UIL FP Vigili del Fuoco aveva chiesto di intervenire esattamente su questo punto, perché sapevamo che limitarsi a discutere i singoli elenchi dei posti disponibili, senza affrontare il metodo che li determina, avrebbe lasciato irrisolto il problema strutturale.

La mobilità non può dipendere da percentuali che nessuno è in grado di ricondurre a criteri chiari e condivisi. Deve fondarsi su regole certe, che valgano per tutti e che possano essere conosciute prima che producano i loro effetti. Avevamo indicato il problema alla radice e oggi chiediamo che venga finalmente
affrontato alla radice.

Per questo continuiamo a chiedere l’apertura di un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali, finalizzato a definire criteri di calcolo delle carenze oggettivi, preventivamente condivisi, motivati e verificabili, accompagnati dalla pubblicazione dei dati necessari a comprenderne l’applicazione nelle singole sedi.

 

Leggi qui il riscontro fornito dall’Amministrazione: Riscontro mobilità