Ottant’anni dopo: il debito della Repubblica verso i Vigili del Fuoco. Lettera aperta.

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Il 2 giugno di ottant’anni fa, l’Italia scelse la Repubblica emergendo dalle macerie di un conflitto devastante. Non fu soltanto una scelta istituzionale, fu un patto morale tra cittadini e istituzioni. Fu la promessa di uno Stato fondato sulla dignità del lavoro e della persona, sulla tutela dei diritti e sulla solidarietà.

Da quel giorno, intere generazioni di Vigili del Fuoco hanno onorato quel patto.

Noi c’eravamo sotto i bombardamenti, c’eravamo negli anni duri della ricostruzione, c’eravamo in ogni emergenza che ha flagellato il Paese e ci siamo anche oggi. Il Corpo Nazionale è il volto nobile e tangibile della Repubblica. Quando la terra trema, quando l’acqua travolge, quando il fuoco distrugge, quando una vita è appesa a un filo, lo Stato arriva indossando una divisa.

Nel giorno in cui celebriamo la Repubblica, chi come noi ha l’onere e l’onore di rappresentare i lavoratori ha il dovere dell’onestà intellettuale e del pragmatismo. La verità è che lo Stato che noi difendiamo a rischio della nostra stessa vita, oggi non ricambia con pari lealtà e responsabilità.

Da anni denunciamo un sistema di soccorso che si regge in piedi sul sacrificio del personale. L’Italia è un Paese strutturalmente fragile, sempre più esposto a emergenze climatiche e dissesti idrogeologici. Eppure, operiamo con organici insufficienti, con turni massacranti, con il ricorso massiccio allo straordinario mal pagato o, peggio ancora, non pagato affatto, costretti a una mobilità che disgrega le famiglie e calpesta la dignità di chi lavora.

Ogni giorno ci vengono chiesti sacrifici fatti di usura psicofisica. Sacrifici che non si misurano solo con i traumi fisici, ma con Vigili del Fuoco che si ammalano e muoiono di cancro, intossicati dai fumi, con notti insonni per i traumi psicologici di chi affronta quotidianamente la morte e la tragedia in un assordante silenzio delle istituzioni. Con la nostra specificità ignorata e calpestata. Non può essere la sola passione a colmare tutto questo.

La Repubblica compie oggi ottant’anni, ma per noi Vigili del Fuoco resta ancora incompiuta quella promessa.

È moralmente inaccettabile che a questo peso enorme, a questi sacrifici e a queste responsabilità corrispondano salari che restano il fanalino di coda. Così come è indegno di un Paese civile condannare alla precarietà economica chi va in pensione dopo una vita trascorsa tra incendi, crolli, incidenti, calamità e soccorsi.

Migliaia di Vigili del Fuoco guardano al proprio futuro con preoccupazione, con incertezze che accompagnano chi ha già pagato un prezzo elevato in termini di salute e sacrifici personali. Difendere i Vigili del Fuoco significa difendere i cittadini.

Valorizzarne il lavoro significa rafforzare la sicurezza del Paese. Ottant’anni fa gli italiani scelsero la Repubblica. Oggi la Repubblica deve scegliere se continuare a considerare i Vigili del Fuoco una risorsa da spremere fino a esaurirla o un patrimonio da tutelare e valorizzare.

Noi sappiamo da che parte stare. Dalla parte di chi non arretra davanti al pericolo. Dalla parte di chi interviene quando tutti fuggono. Dalla parte di chi, in ogni angolo d’Italia, continua ogni giorno a dare sostanza concreta a parole come servizio, soccorso, sicurezza e Stato. La Repubblica, quella vera, vive nelle donne e negli uomini che la servono, non nei palazzi del potere.

La storia della Repubblica è fatta di conquiste ottenute da chi non si è rassegnato. E noi della UIL FP Vigili del Fuoco non intendiamo rassegnarci.

2026.06.02 Ottanta anni dopo il debito della Repubblica verso i Vigili del Fuoco. Lettera aperta