Roma, 26 Marzo 2026 – “È inaccettabile assistere a un simile sperpero di denaro pubblico mentre il dispositivo di soccorso tecnico urgente del Paese sta letteralmente implodendo”. Con queste parole Valentino Prezzemolo, Segretario Generale della UIL FP Vigili del Fuoco, commenta con amarezza i recenti dati sui costi del personale della società Stretto di Messina Spa, mettendoli a confronto con la drammatica realtà vissuta quotidianamente dai Vigili del Fuoco.
I Vigili del Fuoco soffrono da anni di una carenza cronica di organico che mette a repentaglio la funzionalità del servizio e la sicurezza stessa degli operatori e della cittadinanza, mentre gli idonei vengono fatti invecchiare nelle graduatorie dei concorsi. “Siamo sotto organico, malpagati e costretti a turni massacranti per garantire la sicurezza degli italiani,” prosegue Prezzemolo. “Il soccorso pubblico non può essere considerato un costo da tagliare, ma un investimento vitale. Eppure, le risorse sembrano esserci solo per alimentare carrozzoni burocratici.”
Mentre il Corpo nazionale arranca, i dati relativi alla Stretto di Messina Spa per l’anno 2025 delineano uno scenario opposto, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, al 31 dicembre 2025, i costi del personale della società sono schizzati a 11,8 milioni di euro, rispetto ai 9,1 milioni del 2024 e ai soli 2,5 milioni del 2023 con stipendi che arrivano a una media di 268.000 euro annui a persona. Nonostante il progetto sia sostanzialmente “al palo” si continua ad assumere.
“Il problema non è la mancanza di risorse nel bilancio dello Stato, ma il modo in cui queste vengono impiegate. È una questione di priorità politiche. Non si possono spendere quasi 12 milioni di euro l’anno per il personale di un’opera il cui cantiere non è nemmeno partito, mentre si negano ai Vigili del Fuoco le assunzioni necessarie e un adeguamento salariale dignitoso. Chiediamo al Governo se vale più la sicurezza quotidiana di 60 milioni di italiani o il benessere di poche decine di super-dirigenti di una società di progetto.”